Le spezie “dell’amore” nell’antica Pompei

Il nuovo menù dell’ archeo-ristorante Caupona si ispira al rapporto tra eros e cibo nella cucina di duemila anni fa

di Allegra Ammirati

È il rapporto tra eros e cibo nell’antica Roma il filo conduttore del nuovo menù elaborato da Caupona, l’archeo-ristorante di Pompei. Cinque portate, dalla entrée al dessert, che raccontano tra gusto, storia e tradizione il ruolo fondamentale che le cosiddette “spezie dell’amore” ebbero nell’antica cucina Romana e poi in quella Pompeiana. Il menù, nato da un’idea del patron di Caupona, Francesco Di Martino, è stato messo a punto dallo chef Giovanni Elefante.

I Romani, ricorda lo storico, erano grandi consumatori di spezie, che impiegavano in medicina, profumeria, cosmesi e, soprattutto, in cucina. In questo ambito se ne faceva un largo uso, perché miglioravano la conservazione della carne e del pesce, resa difficile dalla mancanza della refrigerazione e dei moderni conservanti.

Le spezie, però, erano considerate dai Romani anche come ingredienti “afrodisiaci” (termine che deriva da Afrodite, la divinità greca dell’amore, corrispondente a Venere della mitologia Romana): il cibo era quindi visto come un catalizzatore dell’amore o addirittura uno strumento per corteggiare.

Russo ricorda ancora che la parola “cannella” al tempo dei Romani aveva lo stesso significato di “caro” e “innamorato” ed enfatizzava il ruolo di eccitante amoroso della spezia. Il medico greco Galeno, invece, consigliava i pinoli come rimedi contro l’impotenza. E ancora: la fama della rucola come afrodisiaco era molto diffusa tra i Romani, che ne seminavano le piantine vicino alle statue falliche, innalzate in onore di Priapo. Anche la lattuga era una delle piante sacre del Dio della Fertilità.

Ecco perché rucola, pinoli, zafferano, zenzero, vaniglia, noce moscata, timo, coriandolo, chiodi di garofano, senape, cannella e miele tutte erano spezie note e largamente usate dai Romani nella loro cucina raffinata. Il “principe” delle spezie sulle tavole dell’antica Roma, però, era senza dubbio il pepe nero, disponibile in diverse qualità ed in grande quantità.

Il menù “Le spezie dell’amore nell’antica Pompei” di Caupona racchiude quindi in cinque originali portate queste caratteristiche considerate “afrodisiache” della cucina di duemila anni fa. L’entrée è rappresentata dai lampascioni al Falerno, mentre l’antipasto è il Tonno “Eros” scottato e aromatizzato con timo, pepe, senape e sesamo nero, con salsa di lattuga allo zenzero.

C’è poi la zuppa di cereali fredda con ceci allo zafferano, zucchine alla menta, carote, sedano, lupini gialli, calamaretti fritti alla cannella, olive al rosmarino, germogli di spezie e crostini al garum. Il secondo è invece la spigola marinata con chiodi di garofano, noce moscata, coriandolo, insalatina di rucola selvatica e pinoli tostati. Chiude il dessert con ricotta di pecora dolcificata con miele, carruba e marmellata di fichi e frutti rossi.

Per realizzare il menù Di Martino, studioso di cucina antica, e lo chef Elefante hanno tratto ispirazione dalla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, che è sarà visitabile nella Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei fino al 15 gennaio 2023.

Il prossimo 29 luglio (ore 20,30), infine, Caupona ospiterà l’evento “Il lanista: la scuola dei gladiatori di L.Batiato & Spartacus” a cura della aps Pro Loco Spartacus  proponendo in degustazione proprio il nuovissimo menù dedicato all’eros.

Caupona è il primo ristorante archeo-esperienziale ispirato alla città distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C., dove mangiare diventa un’immersione negli usi e nei costumi della Pompei antica. Cibi e bevande, ispirati alle ricette di autori del passato come Apicio, Columella, Trimalcione, sono serviti in piatti e coppe di terracotta da personale in abiti d’epoca. Anche gli ospiti possono indossare gli abiti romani (imbustati e sanificati), il tutto per rendere l’esperienza ancora più unica e coinvolgente.

Tutto l’ambiente di Caupona è stato studiato per riprodurre, nei minimi particolari, le caratteristiche di una locanda e di una casa di epoca romana. L’accogliente giardino si rifà a quello di una domus, con una fontana zampillante circondata da cipressi, viti, rosmarino, aranci e limoni; sulle pareti campeggiano prezziari (in assi e sesterzi), graffiti e scritte elettorali che ricalcano quelle di una tipica osteria pompeiana. L’interno riprende il Termopolio di Vetuzio Placido e la bellissima Domus di Marco Lucrezio Frontone. Tutti i dipinti murali e gli affreschi sono stati riprodotti a mano, come usavano fare anche i “copisti” dell’antica Pompei.

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